Chi sono

Utente: chebruttagente
Ciento rose'ncappucciate, dinT'a mártula mmescate Latte,rose,rose e latte, te facette'ncopp'o fatto! Nun c'è bisogno'a zingara p'andiviná, Cuncè' Comme t'ha fatto mámmeta, 'o ssaccio meglio'e te! E pe' fá 'sta vocca bella, Nun servette'a stessa dose, Vuó'sapé che nce mettette? mo te dico tuttecosa: nu panaro chino,chino, tutt''e fravule'e ciardino Mèle, zuccaro e cannella: te 'mpastaje 'sta vocca bella Nun c'è bisogno'a zingara p'andiviná, Cuncè' Comme t'ha fatto mámmeta, 'o ssaccio meglio'e te

Categorie

Links

Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
venerdì, 02 ottobre 2009

" Noi, nella nostra debolezza, in questa minoranza che siamo, non possiamo vincere, perché è il potere che vince sempre. Noi possiamo al massimo convincere. Nel momento in cui convinciamo, vinciamo, perché determiniamo una situazione di trasformazione difficile da recuperare "

citazione di Franco Basaglia
(grazie Marilena)

Dedicata a LeonardoLavorini da sempre impegnato nella tutela del "Caffè Basirocchi" a scapito del suo colesterolo, e che mai e poi mai venderà la sua pelle per un millefoglie del blasonato "Giorgio"

postato da: chebruttagente alle ore 12:10 | link | commenti (15)
categorie:
martedì, 15 settembre 2009

CON DU’ OCCHI COSI’ ‘UN SI MORE DI FAME
 
Ci potrei stare a ore a girare il caffè
Si pensano cose giuste rigirando la schiuma del caffè
 
Precaria...tra qualche tempo sarò precaria
 
A quaranta’anni si ha bisogno di certezze...penso.
 
Che poi chissà perché la gente oggi ce l’ha tanto col pensiero...con la testa.. e continua a distinguere la testa dal cuore...come se il cuore non avesse già abbastanza da fare a tenere in vita il nostro corpo, come se avesse tempo di occuparsi d’amore...."ma quel “batticuore”, quella sensazione allo stomaco" dicono,"non è nella testa, no, no"
Quella sensazione lì è la stessa che mi impedisce di nuotare...eppure ci provo, ma poi...lo stomaco, il batticuore....ma quelle sensazioni lì son la testa a comandarle, dicono, e perchè le altre no? dico!
“Il guaio dell'amore è che molte persone lo confondono con la gastrite.” Groucho Marx
...i miti, le idee, che forza di andare oltre la realtà che li ha creati...un’idea, un concetto, un’idea
 
Precarietà...non è un idea
 
“Il cuore-istinto va da una parte, la testa-ragione da un’altra” dicono...e in molti anche...anche coloro che sanno continuano a dirlo, sanno che è tutto collegato da qualche parte nel cervello, ma continuano a dirlo....e anche quelli che dovrebbero essere così bravi a leggere gli altri, lo dicono...perché poi, loro, a districarsi nelle proprie sensazioni perdono il filo, e allora si ricorre alla leggenda...la testa-il cuore...io seguo l’issstinnto...come suona bene...peccato che chiamiamo “istinto” quell’intreccio strano di fili al quale soccombiamo per fragilità...non ci vedo niente di buono...c’è anche gente che si uccide per issstinnto...l’isstinnnto omicida: se penso che tra un po’ sarò precaria, lo sento quellllissstinnto, ma mi trattengo...io
 
Se nelle coordinate sentimentali s’è insinuato un’associazione negativa, l’issstinnnto la seguirà...secondo il mio personalissimo issstinnto dovrei fumare sette pacchetti di sigarette al giorno....non è un istinto ma una pulsione? Se ne fregano i miei polmoni di certe sottigliezze...sbarazzarsene in fretta sarebbe gran cosa
 
(@mezza strega: approvo in pieno la tua autodisciplina)
 
Per cambiare ci vuole autodisciplina. Per estirpare ciò che ci danneggia bisogna agire prima sui nostri comportamenti, poi sui nostri pensieri, solo in seguito cambieranno i sentimenti, se aspettiamo che sia l’issstinnnto siamo rovinati.
 
“Prima dì a te stesso cosa vorresti essere; poi fai ciò che devi fare”
 
Ogni incontro è un puzzle...intravedi delle tessere sparpagliate a caso,  nella mente un’ipotesi, un’immagine...un castello, l’ansa di un fiume...a mano a mano che le tessere trovano la loro collocazione, ti ritrovi davanti una sterpaglia e allora dici...sarà una foresta o il tramonto in una steppa, ma che meraviglia, che meraviglia....capita invece che una volta montato, ti accorgi che di legnottoli buoni per il fuoco non c’è manco mezzo, e che il resto è cibo per pidocchi, capita! E capita di rimanere legati mani e piedi alla “prima” visione, a quella sensazione così “istintiva”...e magari ti ostini a montarlo e rimontarlo per anni quel puzzle lì, dicendo che non è quello il risultato, che in qualcosa devi avere sbagliato, che eppure l’avevo intravista quella foresta e da qualche parte, sicuramente, c’è...perché l’istinto così ha detto. Ecco.
 
Intanto, io odio il precariato e mescolo il caffè...lungo, mezzo cucchiaino di zucchero, ma anche meno, a giorni.
 
Perché non ci si appassiona nel precariato...la passione richiede un'illusione di eternità, non c'è passione nel precariato....tutte le energie se ne vanno sprecate tra urgenze e aspettative, ci si stanca e basta...nel precariato...anche in quello sentimentale...è così.

 “Con ‘du occhi così ‘un si more di fame”
Riemergo dalla tazzina, dico “...EH?”
Avrà ottant’anni e mescola il suo di caffè, al bar.
“Con ‘du occhi così e ‘un si more di fame....capito signora?”
 
Ahbeh, di aver capito vorrei esserne meno sicura...ma bevo il mio di caffè, tiepido, ora.

postato da: chebruttagente alle ore 19:15 | link | commenti (26)
categorie:
martedì, 01 settembre 2009

DEDICATA A ME
 
La Canzone Di Barbara

Chi cerca una bocca infedele
che sappia di fragola e miele
in lei la troverà

Barbara
in lei la bacerà
Barbara.


Lei sa che ogni letto di sposa
è fatto di ortiche e mimosa
per questo ad un'altra età

Barbara
l'amore vero rimanderà
Barbara.

E intanto lei gioca all'amore
scherzando con gli occhi ed il cuore
di chi forse la odierà
Barbara
ma poi la perdonerà
Barbara.

E il vento di sera la invita
a sfogliare la sua margherita
per ogni amore che se ne va

lei lo sa
un altro petalo fiorirà
per Barbara.
 
 
 
 
 
Non è tra le più belle, ma ha il suo che.
D’altronde ero appena nata, non c’è da pretendere.
E’ su quel “l’amore vero rimanderà” che rimango perplessa.
Temo di aver rimandato un po’ troppo, temo.

 
 
 
DEDICATA A TUTTI
 
L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

Italo Calvino, Le città invisibili
 

postato da: chebruttagente alle ore 10:00 | link | commenti (30)
categorie:
domenica, 21 giugno 2009

Io non ce la faccio
Io non mi resisto
E da lago divento fiume
Mi trattengo, mi oppongo, mi ristagno, mi punisco e mi derido
Mi guardo e mi schivo, ma mi amo, e allora mi cedo (e mi concedo)
Io non nuoto in superficie, io scivolo sul fondo
Io sono spinta dal fondo
Io sono antigravitazionale
Io, alla fine, mi muovo
 
 
La resistenza
 
I segnali c’erano tutti.
Tensione, pruriti, voglia di fuggire
E poi quella volta che si sbaglia strada e ci si ritrova là
Distrazione o volontà negata
E si sbaglia a chiamare…e ops, non vo-le-vo
Strani percorsi…la difesa
E’ così che un bacio ci sorprende
E’ tutto in quell’attimo falsamente inatteso
E’ la spada che rompe il tempo l’essenza dell’eternità
E dentro un senso di riappacificazione
La lotta è finita
E’ la tregua.
E’ quel che sarà

postato da: chebruttagente alle ore 16:30 | link | commenti (20)
categorie:
domenica, 17 maggio 2009

TROVO MOLTO INTERESSANTE LA MIA PARTE INTOLLERANTE CHE MI SPAPPOLA LA MENTE
 
 La carrozza del treno si avvia in una piacevole conversazione
Al mio fianco un uomo dalla lingua brillante si guadagna consensi e risate a bracciate, è un vero leader
I km volano finché il discorso vira inevitabilmente sul tema immigrazione
Sembra che la signora cinese, agghindata direttrice commerciale di un’azienda milanese, abbia una paura fottuta degli immigrati, lei...a lei, una sera...e racconta...
Strani scherzi gioca la scalata sociale, penso
“Forse è la povertà e non la provenienza a metterle paura” dico
Il leader mi guarda sorridendo
“Eh, non si può dire vero? Si passa subito da razzisti, ma...”
E inizia il turpiloquio
Potrei replicare con uno straccio di analisi storica, fiancheggiare i benefici dell’integrazione, controbattere la sua posizione con dei dati che...potrei, ma lui è arrivato a quel punto, e una vampata allo stomaco mi avverte che lo sta per dire...ora-lo-dice-ora-lo-dice-ora-lo-dice
“...e intanto noi si pigliano tutti e loro se ne approfittano”
Ecco, l’ha detto
E mi guarda. Compiaciuto e sorridente
La vampata arriva alla testa
“Fo-sse-per-me-abo-li-rei-le-fro-n-tie-re”
Ho detto
Lo schieramento prosciuga l’aria ma nessuno apre i battenti
Il ring stringe le corde tra me e il leader, che passa all’area “giustizia”
“...ci fosse almeno la pena sicura...”
Potrei chiedergli cosa intende per “pena sicura”, soffermarmi sul concetto di “pena” e parlare dei risultati indiscutibili di certi programmi di recupero, potrei raccontare l’esperienza di quelle detenute che ho conosciuto al laboratorio teatrale, potrei...ma sento che lo sta per dire...ora-lo-dice-ora-lo-dice-ora-lo-dice
 “...con questo sistema la giustizia bisogna farsela da soli!”
L’ha detto
E mi guarda
“le-au-gu-ro-di-non-ci-rco-le-rà-per-stra-da-il-gio-rno-che-que-sto-acca-drà”
Ho detto
Allora lui racconta di un pensionato, un uomo buonissimo, calmissimo, che ha scaricato la pistola nella pancia di un ladro che stava arrivando dalle scale, e che ora è in carcere, è in carcere lui, e non il ladro, ma se il ladro non entrava...
Potrei elencare tutti i “se” che fanno di un uomo un ladro, potrei dire di quanto sia più socialmente pericoloso chi uccide per la paura di essere derubato di chi uccide la madre, che di mamme ce n’è una, di ladri a migliaia,  potrei disquisire sugli scopi della detenzione...ma lui....ora-lo-dice-ora-lo-dice-ora-lo-dice
“…e poi basta con questo buonismo ipocrita, qua ci vuole il pugno di ferro”
L’ha detto
 “il-pu-gno-pa-r-te-qua-ndo-si-fe-rma-il-ce-rve-llo”
Ho detto
“Signora, lei ha mai avuto un cane?”
“ne-ho-co-no-sciu-ti-ma-non-ne-po-sse-ggo....ho un gatto”
“Se avesse avuto un cane capirebbe meglio ciò che sto dicendo...e stia in guardia dai gatti” mi dice con l’aria di chi la sa lunga “sono così infidi!”
Potrei chiedergli se questa sua affermazione è ispirata da antiche leggende, semplici superstizioni, o timori felini, vorrei fargli notare che spesso i possessori di cani nutrono feroci antipatie per i gatti e che raramente accade il contrario....
Ma sento che la prossima fermata è la mia.
Prendo la borsa e scappo

postato da: chebruttagente alle ore 23:17 | link | commenti (22)
categorie:
mercoledì, 06 maggio 2009

innamorarsi05Sarei stata una pessima moglie, e questo è bene.
Sono una madre mancata, e questo è male.
Mi commuovo ancora  al finale di “Innamorarsi”
Non so se la colpa è di Meryl Streep che somiglia a mia madre
O di quei dialoghi troncati all’inizio, quasi fosse un fatto così normale essere compresi
Resto appesa a quei due volti che raccontano l’amore
Un evento così straordinariamente banale, che si srotola nel  quotidiano in un perverso equilibrio tra volontà, circostanze, ed eventi, che tutto può diventare o fragilmente svanire, se solo…se.
Penso, ricordo, e mi accorgo di aver perso la misura
Non vale il metro dell’azione
Non ero poi così innamorata quella volta che avrei cambiato tutto per….avevo voglia di cambiare tutto, questo, si.
Non vale la volontà
Ho amato senza fare nulla, ho amato per negare, a volte, molto di più.
Non vale il dolore
Si muore per molto meno
Ogni ruga in più, forse, è un'equazione in meno

postato da: chebruttagente alle ore 00:26 | link | commenti (35)
categorie:
martedì, 14 aprile 2009

"Finché non ne prenderai coscienza, l'inconscio governerà la tua vita. E tu lo chiamerai destino".
Carl Jung
 
Dopo le accuse di “sciacallaggio” a Santoro, a Santoro dico, e non a Vespa che si fa riprendere con un peluche in mano scovato tra le macerie, non al direttore del Tg1, né tantomeno ai vari “approfondimenti” forniti da microfoni bramosi di scovare la più straziante tra le umane sciagure, ecco, alla luce di tutto questo, io, stanotte, ho sognato di fornicare con Travaglio…. non oso pensare al significato, ma è così che si creano gli eroi
 
 trav1

postato da: chebruttagente alle ore 13:32 | link | commenti (36)
categorie:
domenica, 29 marzo 2009

L’unico modo di affrontare una cena con intrattenimento è quello di affidare il proprio cervello  all’animatore, e arrendersi.
E grazie a questo gesto estremamente vantaggioso si passa da uno stato di tristezza assoluta (quella che ti inchioda al tavolo come uno spettro, osservatore impotente dell’umana desolazione) direttamente al trenino (quello che si divincola tra i tavoli fiero della sua coda gaudente, reclamando, e a buon diritto, la partecipazione degli spettri ancora seduti)
E sempre grazie a quel gesto lì, si può:
-dimenarsi al ritmo di “I like Chopin”
-sgolare le più brutte canzoni della storia
-spacciarsi per una ex soubrette caduta in miseria
-esibirsi al microfono stracciando Mina a suon di acuti
-usare un megafono elettronico per far gli auguri alla festeggiata
-conquistare il giovanottone di venticinque anni che a tavola vantava una suocera della tua stessa età, della mia stessa eta’????? O sssignore!!!!
e vedere il suddetto giovanottone sgomitare tra i camerieri per avvicinarsi a te, e ascoltare, dalla sua voce sperimentalmente impostata sul seducente, queste parole:
“Comunque te non assomigli per niente a mia suocera……io, ecco….volevo dirti….io vorrei essere libero stasera, io vorrei avere qualche anno in più stasera….io, insomma…ti vorrei proprio”
Un regolamento di conti più efficace del botulino

postato da: chebruttagente alle ore 01:21 | link | commenti (34)
categorie:
venerdì, 13 marzo 2009

Raccolgo le mani
Intorno al mio veleno
Ma non era mortale
Respiro ancora
E non ricordo
Se c’ho rimesso la lingua
O solo il cuore
La carne è fiacca
Trascura il giudizio
E non è tempo
Di vedere come stai
Temo un gesto corrotto
Una frase fatta a mano
O peggio, un mio sorriso, inconfessato
E mi aggiusto la bocca
Allungando la notte
Di un passo deciso,
Di un contorno migliore
Della ruggine allo specchio ora coperta d’oro
E aspetto che sia
E rimando. Ancora
............................
............................
E cioè….qualcuno ha rivisto il mio ex, dice che sta…come sempre sta....mi dicono che dovrei rivederlo…ora…mi dicono che far pace col passato aiuta a far chiarezza nel presente….e io dico che chennesò che effetto mi farà….adesso….con un amore addosso che è tutt’altra musica e la coscienza zoppa ma leggera….e dico anche che  chevvuoichiarì, un pezzo di me sarà sempre lì, sono una conservatrice, in fondo, io….e mi dicono che prima o poi dovrò tirare le somme di questa storia…..e io dico che prima o poi li farò questi conti….ma non ancora….
 
…. anche perché non so quanta rabbia m’è rimasta nelle mani, ed io non sono violenta, io non sono violenta, io non sono violenta, io non sono violenta….

postato da: chebruttagente alle ore 10:37 | link | commenti (33)
categorie:
giovedì, 05 marzo 2009

Stamani. Al mercato. Ora di chiusura.
Dietro il suo banco un uomo ripone le piante.
Passa un conoscente e lo saluta, come va come non va.
Il mercante:-“ O come vo’ che vada! Guarda ‘ome son conciato!
Mah! Un vedo l’ora di morì per stà tre giorni vestito bene!”

postato da: chebruttagente alle ore 20:32 | link | commenti (30)
categorie:
mercoledì, 25 febbraio 2009

                 Da  “Grammatica dell’insuccesso”  

Come azzeccare le scelte sbagliate e vivere meglio

Avere successo nella vita, o ambire ad avere successo, è un po’ fuori dalla nostra  portata: noi esseri umani non siamo nati per l’assoluto, ma per il relativo. Ed è proprio questo il motivo per cui, essendo relativamente poco intelligenti, aspiriamo all’assoluto

................. 

Vivere è una faccenda interessante e sorprendente. Le sorprese derivano dalla combinazione di caso e destino, ossia dal numero e dal tipo di esperienze che siamo in grado di compiere durante il tempo che riusciremo a vivere. L’interessante deriva dal fatto che, finchè siamo vivi, la vita ci riguarda. E se ci riguarda riusciremo ad avere preferenze. Intendo dire che siamo in grado di scegliere, fra le possibilità oneste e reali, quella che ci piacerebbe di più.                                              

Non credete a chi afferma che la vita non gli importa. Si tratta di un individuo che ha un’indole infelice, dominata dal risentimento. I risentiti sono offesi da come va la partita. Ce l’hanno sempre con qualcuno responsabile anche del loro male ai calli e con qualcosa responsabile anche del fastidioso clima delle loro zone. Mai che gli venga in mente che il vigile ha staccato la multa perché loro hanno parcheggiato in terza fila.

....................

L’arte dell’avere insuccesso è l’esatto opposto dell’arte d’avere successo anche perché consiglia di non imporsi di diventare qualcosa o qualcuno. Diventare ci tocca già in sorte. Aspettiamo e vediamo cosa diventiamo.

Se la vostra destinata metamorfosi è da marito felice a marito felice dell’amante del vostro migliore amico, che male c’è?

Anche in questo argomento è essenziale non forzare la mano, altrimenti si cade in un altro pasticcio che è la contraddizione fra il qui dentro, cioè quello che io penso di poter essere, e il là fuori, cioè quello che il mondo mi consente di essere. Tutti possono pensare di poter essere qualsiasi cosa, mentre nessuno è in grado di convincerne gli altri. Ovvero:dentro ci sta tantissimo, fuori pochissimo. (E’ la fuori che si decretano successo e insuccesso. Dunque se volete salvaguardare voi stessi e mirare all’insuccesso, date ragione al mondo e tacete)

Di  Simonetta Monesi

 


postato da: chebruttagente alle ore 21:27 | link | commenti (21)
categorie:
venerdì, 06 febbraio 2009

Il bene è come la pipì

Me l’ha detto mio nipote. E io mi fido.
Eravamo in un centro commerciale molto, molto affollato.
Ma io a quelle fossette non resisto, e m’è scappato un attacco di baci.
“Ziaaa! O smetti, tu mi fai passà male!!!”
“O nipote, è tutto bene, e che sarà mai! E poi un ce la fo a trattenermi, eh! E un ce la fo!”
“No, e tu ti devi trattenere invece…il bene….mh…il bene è come la pipì!....Scusa che te quando ti scappa la fai in do’ ti trovi? No! E tu la trattieni, e tu aspetti d’arrivà a casa, eh!”
“Ah! Allora il bene…si fa solo in casa?”
“…mh….no… tu me lo po’ fà anche in giardino…massimo nell’orto và….”
 
Due considerazioni:
-C’ho un nipote con un senso dell’ironia rarissimo a 12 anni (ma questo lo sapevo già)
-L’universo maschile se ne infischia del passare dei secoli (e anche questo la sapevo già, ma è bene ribadirlo)

postato da: chebruttagente alle ore 18:35 | link | commenti (36)
categorie:
lunedì, 02 febbraio 2009

Una strofa rimbalza nei miei pensieri…”ma quali scelte, hai fatto, in piena libertà…ti muovi sempre dentro a una prigione…”
 
A 16 anni quella prigione era uno spesso strato di intonaco cupo e opprimente, e c’era da lavorar di piccone per scoprire gli affreschi, ma ogni tassello scoperto era un invito prezioso verso l’infinito.
 
A 40 è una guaina così leggera che quasi non ne avverti la presenza, ma che non aderisce mai perfettamente e in certi giorni il fastidio delle grinze diventa insopportabile.
 
Guardarmi intorno certo non aiuta.
Questo non è affatto il mio mondo perfetto.

postato da: chebruttagente alle ore 22:56 | link | commenti (14)
categorie:
martedì, 20 gennaio 2009

Come curare una vedova inconsolabile

Così mi sentivo 10 anni fa mentre guardavo in tv i funerali di De Andrè.
Lacrime che uscivano in un fiotto senza speranza, e quel lutto in petto dolorante, inciso a fuoco come il tempo che non tornerà.
Perché l’uomo che ti strappa l’infanzia di mano per portarti nelle strade del mondo, ti segna più del primo amore. E passare da Pupo a De Andrè, corregge non poco la propria visione dell’universo. E poi è stato un amore vero e proprio, fatto di slanci e poesia, eros e pathos, di quelli che non ti stanchi mai di scoprire e riscoprire, che guai a chi te li tocca,  forti di un’intimità inattaccabile che nessuna folla riesce a indebolire.
Magari potevo non entrare, dopo una settimana di celebrazioni esose e inopportune, potevo anche non entrare.
Ma ero lì, a Genova, e i vicoli, e il porto, e la curiosità, e il senso di tradimento, e non me la son sentita di tirar dritto.
Alla cassa dell’ingresso, una serie di gadget, penne, quaderni e graziose borsette tutte “firmate” De Andrè, roba che i piedi si vergognano così tanto da spingere a gambero verso l’uscita.
Poi si entra nella sala principale, e lì, l’apparizione: un piccolo palchetto con tanto di spartito, chitarra, e una sedia con la spalliera commemorativa che regge ancora la giacca nera.
E’ stato sufficiente questo per guardare di traverso tutto il resto.
Ahimè, così è l’ammmore, talmente esclusivo nella sua soggettività, che a metterlo nelle mani dello scrittore sbagliato prenderesti a calci i protagonisti.

postato da: chebruttagente alle ore 22:20 | link | commenti (16)
categorie:
sabato, 03 gennaio 2009

separazioni intelligenti

 
festa_di_divorzioQuando una donna ti lascia, ti può capitare di metterla sull’evoluto…puoi mettercela tutta, ma proprio tutta per facilitare il lavoro a chi ti sta devastando la vita e dire si, ha ragione lei, In fondo/ lo sapevamo/ tutti e due, e congedarti con dignità, mandarla assolta con formula piena e doppio bacetto, senza un urlo in faccia, un vaffanculo, una sbattuta di qualcosa, una fetenzia di contraddittorio…puoi accorgerti di funzionare in automatico, di non riuscire a fermarti, di consegnarti a questo masochismo sdolcinato che ti fa sembrare comprensibile che la tua donna ne abbia abbastanza di te e vada libera nel mondo…puoi candidarti a diventare l’unico uomo che lei vorrà accanto quando avrà bisogno di qualcuno che la capisca davvero….potrai convincerti che è possibile risolvere il conflitto d’interessi, edificare un nuovo rapporto con tua moglie valido quanto e più di quello precedente (così ordinario e contrattuale, in fondo), e finalmente considerarla una persona e non una tua pertinenza, una donna/ con un mondo/ che avevi sempre/ ignorato.
Si, puoi anche fare tutto questo.
Solo che, quando ti verrà voglia, benché adesso ti sembri una cosa semplicissima da farsi (così semplice che non pare neanche il caso di stare a pensarci sopra), ti accorgerai che sputarsi in faccia da soli è un’ impresa che neanche i migliori sono riusciti a compiere.
Figurarsi se ci riesci tu.
 
Da "Non avevo capito niente" di Diego De Silva

postato da: chebruttagente alle ore 21:20 | link | commenti (35)
categorie:
martedì, 23 dicembre 2008

                                             Perché
                                               senza
                                  “La buona novella”
                                        non è Natale
                                      

postato da: chebruttagente alle ore 23:34 | link | commenti (9)
categorie:
sabato, 29 novembre 2008


rodchenko-3
Se non vuoi essere visto non passare di qui.
Non sarà lo splendore della pelle ad accecarmi,
è così sottile.
Posso tacere ciò che vedo,
o dubitare di aver visto bene,
ma non chiedermi di non vedere.

postato da: chebruttagente alle ore 01:24 | link | commenti (16)
categorie:
martedì, 18 novembre 2008

Da piccola usavo un metodo scientifico per decifrare gli altri: immaginavo nelle pance della gente una fila di barattoli riempiti a livelli diversi dei pochi aggettivi che conoscevo. I livelli variavano col tempo, si svuotavano e riempivano seguendo il percorso della conoscenza.
 
Che esistesse  il contenitore dei sensi di colpa l’ho scoperto da grande.
E di come il mio stia per straboccare al limite della ragione me ne sono accorta  ieri.
Parlavo con una. Una di quelle donne che al mondo ci sanno stare, eccome bene, di quelle che appena nate strillano così forte che nessuno le fermerà.
Per dire, lei ha una villa stramiliardaria in collina, ha una famiglia importante alle spalle e un compagno che sta per licenziare gli ultimi arrivati in azienda, perché si sa, i tempi sono quelli che sono.
Ma per chi si sente, eternamente e senza motivo, in credito con la vita, ogni scusa è buona per rifare il conto.
 “Ehh… (sospiro prolungato dal magone)…te non sai cosa significa non avere amici….”
Ecco, nonostante io sappia bene le ragioni di quest’isolamento, nonostante io sia stata coinvolta direttamente in una bruttissima faccenda per suo tornaconto, nonostante tutto… la pena ha preso il sopravvento, e lì è scattato l’allarme rosso.
Scappo in auto con l’urgenza di sganciare nell’immondizia quest’insana sensazione.
Riallaccio i fili con la realtà, maledico me e chi di dovere, ricolloco le rispettive posizioni e per questa volta è andata.
Solo per questa volta, perchè il contenitore è sempre pieno e come muovo un mignolo temo di aver fatto un occhio nero a un elefante. E questo non è un bel vivere
 

postato da: chebruttagente alle ore 23:33 | link | commenti (18)
categorie:
giovedì, 23 ottobre 2008

“BALLIAMO?”

“no grazie...non riesco a muovere un passo...in coppia....non  riesco”
 
"DEVI SOLO LASCIARTI ANDARE, SEGUIRE L'ALTRO, NIENT'ALTRO CHE SEGUIRE....VIENI"
 
Caro il mio sguardo da corsaro, ti seguirò...in un'altra stanza, un altro giorno
Ma non avremo mai lo stesso passo
Se tu ballassi come ballo io….non ho gambe da palco, né gesti scanditi, il mio ritmo è una pausa, non fa teatro
Ho un ricordo che ondeggia, una vena che pulsa, un pensiero...un pensiero
Verrò a guardarti, lo sai, da quel punto lontano, e da lì batterò il tempo della pazienza
Le nostre note sono il sipario, sciogli il nastro e c'è solo il silenzio. E' il primo atto, il solo atto
Questa musica è solo mia
Non si può dividere, non si può spezzare
La  mia musica non è il tuo pane

postato da: chebruttagente alle ore 01:58 | link | commenti (30)
categorie:
giovedì, 16 ottobre 2008

bocca_tappata3[1] 
Quando non lascio parlare è solo per evitare agli altri di dire cose sbagliate.
Non è dispotismo, è solo una smisurata sensibilità.
Così, tanto per chiarire.....

postato da: chebruttagente alle ore 00:09 | link | commenti (34)
categorie:
domenica, 05 ottobre 2008

Il 5 Ottobre è il compleanno del M.
Il M. è un omone che oggi festeggia cinquantasette anni e centoduechili portati benone.
Il 5 Ottobre di ventitre anni fa, in un bar del centro, il M. offriva spumante a chiunque entrasse in quel bar, e io entrai.
Il M. non era un personaggio di spicco del paese, studi regolari, un lavoro normale, un solo amore, un solo matrimonio e due figli soli, un maschio e una femmina; l’unica sua caratteristica di rilievo era il quotidiano “giro” del centro, irrinunciabile, e i vari accompagnatori, imprevedibili.
L’unica domanda che riusciva a farsi il paese su di lui era: “Con chi passerà oggi il M.?”
Quella sera in quel bar c’erano tutti. Gli anziani del Bar Italia,  i super-macchinati-ingelatinati di Via Roma,  tutto il Centro Sociale Occupato da ragazzi e vecchi reduci, una lunga fila di parenti e amici.
Il P. era un reduce di tutto rispetto. Ce l’aveva scritto in faccia e sui tatuaggi scoperti anche a Dicembre. Dalla galera politica, alle droghe pesantissime “che roba così ti rimane addosso finchè campi”,diceva, non s’era fatto mancar nulla. E amava ribadirlo per pontificare in pace dall’alto dell’esperienza. E non perse quell’occasione.
Il tono diventava sempre più imperioso, i racconti sempre meno realistici.
Il M. rimase in disparte ad osservare il pubblico diviso tra entusiasmo, incredulità, e disprezzo, fino all’arrivo del “tritacarne”.
“….perchè Voi, Noi, siamo tutti inghiottiti da questo “tritacarne” che è la società…” e puntando il dito verso il M. con le braccia incrociate sulla sua stazza imponente “Anche te sai M.! Tradisci la tua vita ogni giorno, ci sei finito dentro e il “tritacarne” ti ha macinato, che ne è rimasto di te, eh? Di te che conoscevo io dieci anni fa? Niente!”
M. lo guardò senza sfida ” O P.…pò esse…ma il macinato sfama , si digerisce bene e ‘un fa male a nessuno, la carcassa di un’idea e gli’è cibo per sciacalli” e gli porse il bicchiere.
 
Anche stasera il M. ha fatto il suo giro in centro, prima in compagnia di P., poi con l’orologiaio, poi è entrato nel solito Bar con l’impiegato dell’Inps, e a me è tornato in mente un vecchio pezzo di Gaber.

postato da: chebruttagente alle ore 18:42 | link | commenti (27)
categorie:
sabato, 20 settembre 2008

belle le fiere, belle

Alle fiere del “mondo della moda” c'è una stravagante gara a chi saluta più gente.
Non importa ricordare di chi è quella faccia, tanto quella faccia lì non ti chiederà mai di chi è la tua, l’importante è saaaaluuuutaaaare.
Essere molto impegnati è sinonimo di grande prestigio, aver poco lavoro una vera vergogna.
Un imbianchino disoccupato non va certo in giro a scegliere i colori se non ha pareti da tingere,  un povero stilista è costretto a frequentare le fiere anche se non sa a chi vendere le sue creazioni. Lui deve esserci, frequentare, ruzzolare per avere un invito alle feste, insomma, non può fare il disoccupato, perché se fa tanto di uscire dal girone infernale, insidiosi sospetti cadrebbero inevitabilmente su di lui.
Di disoccupati in verità ce ne sono a migliaia, ma cinguettano, frullano e fanno finta di niente.
E giù, tutti lì a sfoderare impegni e correre per le scale mobili così, giulivi e gioiosi.
Come quei giocattoli che se pigi il tasto giusto ti danno la risposta, danno tutti le stesse risposte alle stesse domande; anche questa è una regola del gioco, e bisogna essere molto preparati.
Ad esempio, alla domanda “che fai di bello?” la risposta giusta è “corro come sempre”, mentre se qualcuno chiede “ho saputo che non lavori più da…?” la risposta deve essere “ho bisogno di nuovi stimoli” (se non ci sono prove di licenziamento) o “ è un’azienda che deve ancora crescere” (se il licenziamento è sulla bocca di tutti).
E’ saggio comunque dimostrare una certa modestia ma far capire a tutti che è solo per modestia che non trapelano i grandi successi.
I giornalisti si riconoscono bene perché corrono sempre a testa all'ingiù. Con la faccia fissa su un'agenda straboccante di fogli, sono loro i più veloci. Quelli che rincorrono invece vanno molto piano, il seguito a coda di rondine rischia di frantumarsi a ogni cambio di marcia, e con gli stipendi che danno certi grandi nomi al loro staff, neanche le pasticche ci si cambia!
Ma che importa? Che importa se il capo-staff prende 15.000 euro al mese per dire un si o un no alla settimana, sul lavoro fatto da venti giovani che con 900 euro compresi gli straordinari riescono pure a fare i boriosi? Non è sfruttamento, è prestigio!
E son tutti sorridenti, e la vita è così bella…..che mi vien da piangere!

postato da: chebruttagente alle ore 19:32 | link | commenti (8)
categorie:
lunedì, 01 settembre 2008

il cinema è tiranno

Il cinema è tiranno. Vuole tutto, vista, udito e immobilità totale, una bella pretesa!
Rare le volte che sono uscita sentendomi totalmente appagata, normalmente la sensazione di aver pagato un prezzo troppo alto rimane.
E nonostante la buona volontà, è  il corpo a tradire quest’antipatia.
Ho abbandonato Wenders, Pasolini, Besson, per fantastiche disavventure organiche rumorose e imbarazzanti.... e non è colpa del “genere”, se di “Nove settimane  mezzo” ricordo solo la scena iniziale e poi il sonno ha vinto.
Però è Estate, spuntano cinema all’aperto ovunque, e c’è sempre quella sera che si vuole uscire e non si sa che fare e in programmazione c’è giust’appunto il premiato capolavoro dei Cohen...mhh....ideona, un western esistenziale....scarno scarno, crudo crudo, ironico ironico? forse, ma solo nell’intenzione.....ci fosse stato uno straccio di colonna sonora, almeno avrei ticchettato i piedi a tempo....niente....E per forza che mi son dovuta alzare, i sandali son diventati così stretti che rischiavo una paralisi! Ecco, se questo è il “miglio film dell’anno” non oso pensare a cosa mi son persa questa stagione.
Torno ai miei libri, loro si che ci sanno fare.
Non stanno lì a puntarmi addosso l’orologio, si lasciano sfogliare a caso o con devozione, sanno aspettare il tempo di un sospiro prolungato e che lo sguardo bivacchi pure, tanto le luci non si spengono.
Sono spazi aperti i libri, e anche se un paesaggio non merita attenzione, una bella passeggiata è sempre salutare.

postato da: chebruttagente alle ore 13:51 | link | commenti (18)
categorie:
mercoledì, 06 agosto 2008

schiele8

 

Prendimi adesso tra le tue braccia
adesso sciolta da me raccoglimi
non per ridarmi forza
ma perché io possa arrendermi.

Patrizia Cavalli

 


postato da: chebruttagente alle ore 00:01 | link | commenti (16)
categorie:
martedì, 29 luglio 2008

per una fede in più

Certo che il cammino della spiritualità è lastricato di sante ragioni.

Non mette proprio di buon umore immaginarsi ridotti a un cumulo di ossa rosicchiate dal tempo, almeno un’anima da far volare che ci riscatti da tanta miseria, almeno quella….

Avrei voluto si, avere uno straccio di fede, un Dio anche minore e senza miracoli al quale affidare la mia fine, ma niente...resta un vile trucchetto escogitato dalla morte per avere un sorriso…e il mio, temo, non lo avrà.

Tra tutte le visioni da mettere in gioco, non ce n’è una, una sola, ad avere la meglio su un corpo senza vita.

Non vi seguirò in un bosco incantato per vedere quel corpo alzarsi in volo, verrò dopo, all'ora del tramonto, sperando in un raggio che tinga di rosa la pelle di un cadavere


postato da: chebruttagente alle ore 13:58 | link | commenti (14)
categorie:
sabato, 05 luglio 2008

“Intrigante”??? A CHI? Ma come parli??? Come parli???
Grazie a questa parola ho scoperto che forse c’è del vero nelle origini ciociare della mia famiglia.
Mi vien fuori una voce burina che non conoscevo, e che quando parla lo fa con le peggiori intenzioni.
E da quando è diventato un complimento? E soprattutto perché??? Ordire, tramare, intrigare in subdole manovre….ma che eccitante, eh? Mah!
Anche “sexy” non è da meno. Abbiamo nel nostro vocabolario un bellissimo “sensuale”, e lo riduciamo in quattro lettere artificiali e rinsecchite.
E se mi trovassi alla porta Gorge Clooney e pure col Martini in mano, che blatera “ohh…you are…very…mmhhh….INTRIGANTE …" (tanto l’inglese non lo sa manco lui)
Ecco, io lo caccerei a pedate! A pedate, lo giuro!
E c’è poco da sindacare, eh, son quelle cose che s’incagliano nel fegato e vanno ricacciate fuori a suon d’accidenti.

postato da: chebruttagente alle ore 16:23 | link | commenti (42)
categorie:
venerdì, 20 giugno 2008

senza tracce

ghirri-1
“si può sognare una moltitudine di bevande,
                                       ma quando si ha sete bisogna svegliarsi per bere”
….Freud? si….Freud….beh, per bere… ho bevuto….quanto a svegliarmi...dovrei …ma la mossa non viene….che poi sapessi di che farmene dell’equilibrio io…..si sta così bene sdraiati….si sta….
 
A questo pensavo l’altra sera schiantata a terra da un eccesso di vino.
La festa è finita. La musica anche.
Resto ancorata al tappeto tra una dozzine di gambe in disuso.
Un braccio a caso mi fa da cuscino.
Seguirlo fin dove il contorno merita sarebbe così facile.
Se fosse sconosciuto, allora si, che scioglierei le mani.
Se non fosse che c’è domani, le mie labbra andrebbero lontane.
Il bisogno d’amore è innocente e reale più dell’incoscienza.
Nessuna stella da illuminare, nessun filo rosso da seguire.
Senza tracce di me resta ciò che veramente sono.
Molto poco, molto meno di un corpo.

postato da: chebruttagente alle ore 16:42 | link | commenti (18)
categorie:
lunedì, 09 giugno 2008

non credevo

ma no che non ho i lucciconi, no…
Lo sai che quando rido mi riempio di lacrime, è un difetto genetico, nulla di più
Beh, certo che tanta felicità nei tuoi occhi…fa un certo effetto fa.
E non azzardarti a dire altro, eh, che poi entro in quel ginepraio là e non ritrovo la strada
Ma si che hai capito…se c’è qualcuno che si merita un grazie quello sei tu, e piantiamola qui.
Il mio massimo sforzo è stato azzerare, il resto lo sto imparando
Il ‘noi’ lo sto imparando, il ‘bene’ anche; sto imparando la bellezza di un ‘insieme’, senza conferme da sfidare, senza poteri da stabilire, sto imparando la cosa più difficile, è un parolone eh!  impossibile usare il verbo amare senza imbellettarsi troppo le labbra.
E poi che questa storia finirà è una certezza, e le certezze sono così rassicuranti
Sarà che a me l’infinito ha sempre fatto una gran paura, quasi come a quel pianista sull’Oceano che non volle scendere a terra, quasi…
perché io su queste tue mani voglio scendere…ma che c’avrai in quelle mani tu…non è solo il mio ombellico a tremare…come te la spiego quella corda sottile che mi va dalla testa ai piedi, neanche sapevo di avercela…e tu la muovi incessantemente, con sapiente delicatezza, che a spezzarla è un attimo…è un piacere così estenuante 
Guarda…guardami adesso, in fondo agli occhi, che ci vedi? Dimmelo tu cos’è, che io la risposta non ce l’ho. Ci vedi amore? Che sia amore. Giuro che non mi interessa dargli un nome, alla felicità non si fanno domande. 
Saranno gli anni, sarà il sudato riposo o il tempo della raccolta.
Ma non credevo che il paradiso fosse così coinvolgente.
Grazie lo dico io,
amore mio
(anche senza rima)

postato da: chebruttagente alle ore 22:55 | link | commenti (28)
categorie:
domenica, 01 giugno 2008

mio nipote si fa le canne

Mio nipote ha diciassette anni e si fa le canne.
La parte del genitore l’hanno già fatta i genitori.
A me spetta la “comprensione”
Tutti i discorsi fatti a tavola ritornano indietro come un boomerang.
Piacere e dipendenza, uso e abuso, effetti collaterali distinti per sostanze, conoscere anche per evitare ecc. Che poi io, ne sapessi qualcosa più di un tiro!
Cerco di capire…dice che si rilassa, e punto…che smette si, e punto...che male c’è, e punto.
Nei suoi occhi non c’è niente di più. Non c’è spirito di ribellione, non c’è voglia di trasgressione, non c’è niente di adolescenziale insomma.
E allora che fare? Niente allarmismi certo, ma qualcosa bisognerà fare.
Ricordo che Dario Fo e Franca Rame riuscirono a far desistere il figlio fumandone più di lui: detesto le scene teatrali…Ricordo di aver letto che i controlli dell’urina a sorpresa hanno dato ottimi risultati: detesto queste sorprese…Ricordo anche che io alla sua età mi sentivo in grado di pilotare la mia vita e non accettavo lezioni di guida da nessuno: detesto quell’età….
Il conclave familiare ha messo a punto qualche strategia, speriamo bene.
Certo è che una condanna punto e basta è più facile da sostenere in ogni caso.
Perché a me ora sono rimaste pochissime parole da usare e l’inevitabile paura.

postato da: chebruttagente alle ore 16:51 | link | commenti (40)
categorie:
lunedì, 26 maggio 2008

PESCANOCE DA NEZVILLE: DUE ANNI DI MISSIONE SPECIALE

nezville
A Nezville c’è più aria che in qualsiasi altro posto al mondo.
E’ per questo che proprio lì è stato piantato un palo che sfiora il cielo, stretto a terra con tiranti larghi come un treno, e in cima al palo uno strano apparecchio che si muove alla velocità della luce.
Nessuno sa cosa sia, nessuno l’ha mai visto, ma tutti ne conoscono i benefici
Deve essere una specie di intercettatore sofisticatissimo perché da lassù si vede l’impossibile.
Radici quadrate che contano i sassi, uomini addormentati sulle pagine dei propri sogni, rumori che si addobbano a festa, e, sembra, pare, dice, una PESCANOCE al comando, con tutti  i sensi all’erta che manovra quell’arsenale.
Di lei si sa per certo che ha la buccia liscia e trasparente, gira voce che non ne vada fiera, eppure solo così si può intravedere la polpa che tutti adorano.
Si muove per Nezville con la destrezza dei grandi esploratori.
Alle sue spalle c’è un vento costante.
Ha dita nervose e piedi veloci, che la terra a volte brucia.
Occhi curiosi e bocca ingegnosa, gesti tutti da inventare.
Si dice che abbia scovato anche l’amore e i suoi nascondigli più bui, ma non c’ha rimesso la buccia,
solo una fastidiosa peluria.
Ma queste sono tutte voci, visioni strappate alla fantasia popolare…
Il suo diario invece parla chiaro, è un invito: la lingua è nata per comunicare, unire, abbattere barriere. Pensieri lanciati in discesa, spogliati di boria, colorati da veli di ironia, per renderli più leggeri, per essere colti al volo.
E così l’intelligenza diventa un ponte, ed è la forma più preziosa

postato da: chebruttagente alle ore 08:12 | link | commenti (13)
categorie: