
Prendimi adesso tra le tue braccia
adesso sciolta da me raccoglimi
non per ridarmi forza
ma perché io possa arrendermi.
Patrizia Cavalli
Certo che il cammino della spiritualità è lastricato di sante ragioni.
Non mette proprio di buon umore immaginarsi ridotti a un cumulo di ossa rosicchiate dal tempo, almeno un’anima da far volare che ci riscatti da tanta miseria, almeno quella….
Avrei voluto si, avere uno straccio di fede, un Dio anche minore e senza miracoli al quale affidare la mia fine, ma niente...resta un vile trucchetto escogitato dalla morte per avere un sorriso…e il mio, temo, non lo avrà.
Tra tutte le visioni da mettere in gioco, non ce n’è una, una sola, ad avere la meglio su un corpo senza vita.
Non vi seguirò in un bosco incantato per vedere quel corpo alzarsi in volo, verrò dopo, all'ora del tramonto, sperando in un raggio che tinga di rosa la pelle di un cadavere



A TUTTI GLI ASTENSIONISTI CHE IERI SERA HANNO CERCATO DI CONSOLARMI CON MIRABOLANTI PROSPETTIVE, UNA DOMANDA: ECCO, MA CON LA LEGA AL COMANDO E L'ARCOBALENO DECAPITATO, NEANCHE L'ACCENNO DI UN SENSO DI COLPA? NO, EH? CONTINUIAMO COSI'...

Sono il mio punto debolissimo: le borse sotto gli occhi di un uomo.
La linea d’ombraQuesto strano dolore che non si lascia direche vuole restare che vuole sparireche ogni volta scompare nel sonno di un abbraccioe ogni volta riappare nel fruscio di uno sguardoQuando improvvisamente tu batti le tue cigliae diventi qualcosa che non ti rassomigliae che torna lontano come uno graffio o una smorfiacome una mano straniera che ti chiude la portaE ti cerco….…E cercarti e trovarti e non trovare nientema solo qualche cosa che mi chiama da sempredal fondo di un abisso dove precipitiamoe chiama all’improvviso e appare da lontanoE noi precipitiamo e tutto resta attesoe restiamo aggrappati a un respiro sospesoe in cima a quel respiro precipitiamo ancoraverso una notte larga dentro i tuoi occhi chiaridove il tempo si rompe e si cade soltantoe non si sa più dove e non si sa più quandoe ti guardo guardare in una melodiache da un momento all’altro se ne può tornar via…E lasciarmi da solo a morire davveronella sala d’aspetto prima di un cimiterodove si aspetta il turno preparando i vestitimettendoli in valigia tenendosi pulitiDentro questo noioso paese dei balocchiche si rompe ogni volta che ti cado negli occhie non andare via e dammi la tua boccae dammi i tuoi capelli e dammi le tue mani……E tutto questo corpo che tiene il tuo respiroe che sei solo tu e che sei te davveroe buttamelo addosso e poi fallo danzaree fatti maledire e fatti carezzarecon queste mie carezze che ti fanno apparirecon queste mie carezze che sono il modo miomentre ti lasci fare sai che ti faccio ionon sono nessun altro e non ti ha fatto DioE tu sei solo tu diversissima e stranainventata di nuovo per portarmi lontanoe si diventa tigre e si diventa panterain un silenzio forte carico del tuo odoreE comincia la danza noi da sempre danziamoil tempo non esiste noi da sempre ci siamoe non c’è più la storia e non ci sono vestitima cadiamo all’indietro in un volo infinito,indietro verso l’alba che spalanca le porteperché prima del giorno prima c’era la notteun’ infinita notte ed un prima infinitoche non è più la morte e non è solo vitama è il tuo corpo che ride e che poi si abbandonasi fa tenere in braccio e che si muove pianoe che si fa cercare teneramente oscenoe che ancora sorride e ancora si abbandona….…Siamo la linea d’ombra tra la tenebra e la luceun lungo filo teso tra la veglia ed il sonnodove da sempre il mare respira e si richiudedove la porta è schiusa…La linea d’ombra….Siamo gli equilibristi di un lungo filo d’oroTeso tra un gesto e un altro tra un respiro e un respiroSiamo dove ogni cosa diventa un’altra cosaSiamo nella penombra siamo la linea d’ombra…E dove queste mani diventano parolee dove le parole mi diventano vocee dove questa voce mi diventa canzoneche mi ritrovo addosso e non mi sembra miaPerché c’era da prima che l’avessi inventataed è venuta sola a farmi compagniae per addormentarmi e per addormentarecome ci si addormenta nel rumore del marein questo corpo chiaro dove so scivolarefino a che svaniranno i segni sulla pellee tornerà di nuovo magari all’improvvisoe dovremo di nuovo cantare una canzone….A quella starna cosa che non si lascia direA quella strana cosa che ci fa quel che siamo…Questo strano doloreQuesto dolore strano
Ho eseguito un gesto irreparabile,
ho stabilito un legame.
In questo mondo quotidiano,
che somiglia tanto
al libro delle "Mille e una notte",
non c'è un solo gesto che non corra il rischio
di essere un'operazione di magia,
non c'è un solo fatto che non possa essere il primo
di una serie infinita.....
(da "Il terzo uomo" di Jorge Luis Borges)
