Sarei stata una pessima moglie, e questo è bene.
Da “Grammatica dell’insuccesso”
Come azzeccare le scelte sbagliate e vivere meglio
Avere successo nella vita, o ambire ad avere successo, è un po’ fuori dalla nostra portata: noi esseri umani non siamo nati per l’assoluto, ma per il relativo. Ed è proprio questo il motivo per cui, essendo relativamente poco intelligenti, aspiriamo all’assoluto
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Vivere è una faccenda interessante e sorprendente. Le sorprese derivano dalla combinazione di caso e destino, ossia dal numero e dal tipo di esperienze che siamo in grado di compiere durante il tempo che riusciremo a vivere. L’interessante deriva dal fatto che, finchè siamo vivi, la vita ci riguarda. E se ci riguarda riusciremo ad avere preferenze. Intendo dire che siamo in grado di scegliere, fra le possibilità oneste e reali, quella che ci piacerebbe di più.
Non credete a chi afferma che la vita non gli importa. Si tratta di un individuo che ha un’indole infelice, dominata dal risentimento. I risentiti sono offesi da come va la partita. Ce l’hanno sempre con qualcuno responsabile anche del loro male ai calli e con qualcosa responsabile anche del fastidioso clima delle loro zone. Mai che gli venga in mente che il vigile ha staccato la multa perché loro hanno parcheggiato in terza fila.
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L’arte dell’avere insuccesso è l’esatto opposto dell’arte d’avere successo anche perché consiglia di non imporsi di diventare qualcosa o qualcuno. Diventare ci tocca già in sorte. Aspettiamo e vediamo cosa diventiamo.
Se la vostra destinata metamorfosi è da marito felice a marito felice dell’amante del vostro migliore amico, che male c’è?
Anche in questo argomento è essenziale non forzare la mano, altrimenti si cade in un altro pasticcio che è la contraddizione fra il qui dentro, cioè quello che io penso di poter essere, e il là fuori, cioè quello che il mondo mi consente di essere. Tutti possono pensare di poter essere qualsiasi cosa, mentre nessuno è in grado di convincerne gli altri. Ovvero:dentro ci sta tantissimo, fuori pochissimo. (E’ la fuori che si decretano successo e insuccesso. Dunque se volete salvaguardare voi stessi e mirare all’insuccesso, date ragione al mondo e tacete)
Di Simonetta Monesi
Quando una donna ti lascia, ti può capitare di metterla sull’evoluto…puoi mettercela tutta, ma proprio tutta per facilitare il lavoro a chi ti sta devastando la vita e dire si, ha ragione lei, In fondo/ lo sapevamo/ tutti e due, e congedarti con dignità, mandarla assolta con formula piena e doppio bacetto, senza un urlo in faccia, un vaffanculo, una sbattuta di qualcosa, una fetenzia di contraddittorio…puoi accorgerti di funzionare in automatico, di non riuscire a fermarti, di consegnarti a questo masochismo sdolcinato che ti fa sembrare comprensibile che la tua donna ne abbia abbastanza di te e vada libera nel mondo…puoi candidarti a diventare l’unico uomo che lei vorrà accanto quando avrà bisogno di qualcuno che la capisca davvero….potrai convincerti che è possibile risolvere il conflitto d’interessi, edificare un nuovo rapporto con tua moglie valido quanto e più di quello precedente (così ordinario e contrattuale, in fondo), e finalmente considerarla una persona e non una tua pertinenza, una donna/ con un mondo/ che avevi sempre/ ignorato.
“BALLIAMO?”

Prendimi adesso tra le tue braccia
adesso sciolta da me raccoglimi
non per ridarmi forza
ma perché io possa arrendermi.
Patrizia Cavalli
Certo che il cammino della spiritualità è lastricato di sante ragioni.
Non mette proprio di buon umore immaginarsi ridotti a un cumulo di ossa rosicchiate dal tempo, almeno un’anima da far volare che ci riscatti da tanta miseria, almeno quella….
Avrei voluto si, avere uno straccio di fede, un Dio anche minore e senza miracoli al quale affidare la mia fine, ma niente...resta un vile trucchetto escogitato dalla morte per avere un sorriso…e il mio, temo, non lo avrà.
Tra tutte le visioni da mettere in gioco, non ce n’è una, una sola, ad avere la meglio su un corpo senza vita.
Non vi seguirò in un bosco incantato per vedere quel corpo alzarsi in volo, verrò dopo, all'ora del tramonto, sperando in un raggio che tinga di rosa la pelle di un cadavere

