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Ciento rose'ncappucciate, dinT'a mártula mmescate Latte,rose,rose e latte, te facette'ncopp'o fatto! Nun c'è bisogno'a zingara p'andiviná, Cuncè' Comme t'ha fatto mámmeta, 'o ssaccio meglio'e te! E pe' fá 'sta vocca bella, Nun servette'a stessa dose, Vuó'sapé che nce mettette? mo te dico tuttecosa: nu panaro chino,chino, tutt''e fravule'e ciardino Mèle, zuccaro e cannella: te 'mpastaje 'sta vocca bella Nun c'è bisogno'a zingara p'andiviná, Cuncè' Comme t'ha fatto mámmeta, 'o ssaccio meglio'e te

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mercoledì, 06 agosto 2008

schiele8

 

Prendimi adesso tra le tue braccia
adesso sciolta da me raccoglimi
non per ridarmi forza
ma perché io possa arrendermi.

Patrizia Cavalli

 


postato da: chebruttagente alle ore 00:01 | link | commenti (10)
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martedì, 29 luglio 2008

per una fede in più

Certo che il cammino della spiritualità è lastricato di sante ragioni.

Non mette proprio di buon umore immaginarsi ridotti a un cumulo di ossa rosicchiate dal tempo, almeno un’anima da far volare che ci riscatti da tanta miseria, almeno quella….

Avrei voluto si, avere uno straccio di fede, un Dio anche minore e senza miracoli al quale affidare la mia fine, ma niente...resta un vile trucchetto escogitato dalla morte per avere un sorriso…e il mio, temo, non lo avrà.

Tra tutte le visioni da mettere in gioco, non ce n’è una, una sola, ad avere la meglio su un corpo senza vita.

Non vi seguirò in un bosco incantato per vedere quel corpo alzarsi in volo, verrò dopo, all'ora del tramonto, sperando in un raggio che tinga di rosa la pelle di un cadavere


postato da: chebruttagente alle ore 13:58 | link | commenti (13)
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sabato, 05 luglio 2008

“Intrigante”??? A CHI? Ma come parli??? Come parli???
Grazie a questa parola ho scoperto che forse c’è del vero nelle origini ciociare della mia famiglia.
Mi vien fuori una voce burina che non conoscevo, e che quando parla lo fa con le peggiori intenzioni.
E da quando è diventato un complimento? E soprattutto perché??? Ordire, tramare, intrigare in subdole manovre….ma che eccitante, eh? Mah!
Anche “sexy” non è da meno. Abbiamo nel nostro vocabolario un bellissimo “sensuale”, e lo riduciamo in quattro lettere artificiali e rinsecchite.
E se mi trovassi alla porta Gorge Clooney e pure col Martini in mano, che blatera “ohh…you are…very…mmhhh….INTRIGANTE …" (tanto l’inglese non lo sa manco lui)
Ecco, io lo caccerei a pedate! A pedate, lo giuro!
E c’è poco da sindacare, eh, son quelle cose che s’incagliano nel fegato e vanno ricacciate fuori a suon d’accidenti.

postato da: chebruttagente alle ore 16:23 | link | commenti (41)
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venerdì, 20 giugno 2008

senza tracce

ghirri-1
“si può sognare una moltitudine di bevande,
                                       ma quando si ha sete bisogna svegliarsi per bere”
….Freud? si….Freud….beh, per bere… ho bevuto….quanto a svegliarmi...dovrei …ma la mossa non viene….che poi sapessi di che farmene dell’equilibrio io…..si sta così bene sdraiati….si sta….
 
A questo pensavo l’altra sera schiantata a terra da un eccesso di vino.
La festa è finita. La musica anche.
Resto ancorata al tappeto tra una dozzine di gambe in disuso.
Un braccio a caso mi fa da cuscino.
Seguirlo fin dove il contorno merita sarebbe così facile.
Se fosse sconosciuto, allora si, che scioglierei le mani.
Se non fosse che c’è domani, le mie labbra andrebbero lontane.
Il bisogno d’amore è innocente e reale più dell’incoscienza.
Nessuna stella da illuminare, nessun filo rosso da seguire.
Senza tracce di me resta ciò che veramente sono.
Molto poco, molto meno di un corpo.

postato da: chebruttagente alle ore 16:42 | link | commenti (17)
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lunedì, 09 giugno 2008

non credevo

ma no che non ho i lucciconi, no…
Lo sai che quando rido mi riempio di lacrime, è un difetto genetico, nulla di più
Beh, certo che tanta felicità nei tuoi occhi…fa un certo effetto fa.
E non azzardarti a dire altro, eh, che poi entro in quel ginepraio là e non ritrovo la strada
Ma si che hai capito…se c’è qualcuno che si merita un grazie quello sei tu, e piantiamola qui.
Il mio massimo sforzo è stato azzerare, il resto lo sto imparando
Il ‘noi’ lo sto imparando, il ‘bene’ anche; sto imparando la bellezza di un ‘insieme’, senza conferme da sfidare, senza poteri da stabilire, sto imparando la cosa più difficile, è un parolone eh!  impossibile usare il verbo amare senza imbellettarsi troppo le labbra.
E poi che questa storia finirà è una certezza, e le certezze sono così rassicuranti
Sarà che a me l’infinito ha sempre fatto una gran paura, quasi come a quel pianista sull’Oceano che non volle scendere a terra, quasi…
perché io su queste tue mani voglio scendere…ma che c’avrai in quelle mani tu…non è solo il mio ombellico a tremare…come te la spiego quella corda sottile che mi va dalla testa ai piedi, neanche sapevo di avercela…e tu la muovi incessantemente, con sapiente delicatezza, che a spezzarla è un attimo…è un piacere così estenuante 
Guarda…guardami adesso, in fondo agli occhi, che ci vedi? Dimmelo tu cos’è, che io la risposta non ce l’ho. Ci vedi amore? Che sia amore. Giuro che non mi interessa dargli un nome, alla felicità non si fanno domande. 
Saranno gli anni, sarà il sudato riposo o il tempo della raccolta.
Ma non credevo che il paradiso fosse così coinvolgente.
Grazie lo dico io,
amore mio
(anche senza rima)

postato da: chebruttagente alle ore 22:55 | link | commenti (24)
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domenica, 01 giugno 2008

mio nipote si fa le canne

Mio nipote ha diciassette anni e si fa le canne.
La parte del genitore l’hanno già fatta i genitori.
A me spetta la “comprensione”
Tutti i discorsi fatti a tavola ritornano indietro come un boomerang.
Piacere e dipendenza, uso e abuso, effetti collaterali distinti per sostanze, conoscere anche per evitare ecc. Che poi io, ne sapessi qualcosa più di un tiro!
Cerco di capire…dice che si rilassa, e punto…che smette si, e punto...che male c’è, e punto.
Nei suoi occhi non c’è niente di più. Non c’è spirito di ribellione, non c’è voglia di trasgressione, non c’è niente di adolescenziale insomma.
E allora che fare? Niente allarmismi certo, ma qualcosa bisognerà fare.
Ricordo che Dario Fo e Franca Rame riuscirono a far desistere il figlio fumandone più di lui: detesto le scene teatrali…Ricordo di aver letto che i controlli dell’urina a sorpresa hanno dato ottimi risultati: detesto queste sorprese…Ricordo anche che io alla sua età mi sentivo in grado di pilotare la mia vita e non accettavo lezioni di guida da nessuno: detesto quell’età….
Il conclave familiare ha messo a punto qualche strategia, speriamo bene.
Certo è che una condanna punto e basta è più facile da sostenere in ogni caso.
Perché a me ora sono rimaste pochissime parole da usare e l’inevitabile paura.

postato da: chebruttagente alle ore 16:51 | link | commenti (35)
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lunedì, 26 maggio 2008

PESCANOCE DA NEZVILLE: DUE ANNI DI MISSIONE SPECIALE

nezville
A Nezville c’è più aria che in qualsiasi altro posto al mondo.
E’ per questo che proprio lì è stato piantato un palo che sfiora il cielo, stretto a terra con tiranti larghi come un treno, e in cima al palo uno strano apparecchio che si muove alla velocità della luce.
Nessuno sa cosa sia, nessuno l’ha mai visto, ma tutti ne conoscono i benefici
Deve essere una specie di intercettatore sofisticatissimo perché da lassù si vede l’impossibile.
Radici quadrate che contano i sassi, uomini addormentati sulle pagine dei propri sogni, rumori che si addobbano a festa, e, sembra, pare, dice, una PESCANOCE al comando, con tutti  i sensi all’erta che manovra quell’arsenale.
Di lei si sa per certo che ha la buccia liscia e trasparente, gira voce che non ne vada fiera, eppure solo così si può intravedere la polpa che tutti adorano.
Si muove per Nezville con la destrezza dei grandi esploratori.
Alle sue spalle c’è un vento costante.
Ha dita nervose e piedi veloci, che la terra a volte brucia.
Occhi curiosi e bocca ingegnosa, gesti tutti da inventare.
Si dice che abbia scovato anche l’amore e i suoi nascondigli più bui, ma non c’ha rimesso la buccia,
solo una fastidiosa peluria.
Ma queste sono tutte voci, visioni strappate alla fantasia popolare…
Il suo diario invece parla chiaro, è un invito: la lingua è nata per comunicare, unire, abbattere barriere. Pensieri lanciati in discesa, spogliati di boria, colorati da veli di ironia, per renderli più leggeri, per essere colti al volo.
E così l’intelligenza diventa un ponte, ed è la forma più preziosa

postato da: chebruttagente alle ore 08:12 | link | commenti (13)
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martedì, 20 maggio 2008

Strani giorni questi.
                   Non c'è un pianto nè un sorriso.
                                               Solo un feroce immobilismo
ghirri-0
...E più mi accorgo di amare l'ignota destinazione
più lungo sterpi e rovesci non ritorno

A me, a me, a me
una pazzia d'argento
al mio cavallo una pazzia di biada

Come hai potuto pensare
di cambiarci la strada
che se la morte è soltanto un mare
vedi, mi ci tuffo vestito

Ahi, polvere delle mie strade
ah, scintille del mio mare inaridito
come hai potuto pensare
di spogliarmi proprio adesso
giro nel mio deserto e fa lo stesso

Per non scalfire il tuo senso morale
ma dentro
caro il mio ingegnoso narratore, dentro,
dentro è tutto un altro carnevale...
 
(Confessioni di Alonso Chisciano)

postato da: chebruttagente alle ore 12:07 | link | commenti (22)
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giovedì, 15 maggio 2008

 IL PARADOSSO DELL’AMORE
 
*L’altro deve essere libero, ma, come tale, mi sfugge
 
*Voglio che l’altro sia libero nello scegliere di amarmi
 
*Voglio che l’altro sia schiavo della mia libertà

postato da: chebruttagente alle ore 23:28 | link | commenti (23)
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martedì, 06 maggio 2008

La strana coppia

Perché a vederli nelle foto del matrimonio, mio nonno e la sua seconda moglie, c’era da chiedersi quanta fantasia ci metta Cristo ad accoppiare i suoi cristiani.
Così alto e delicato ed evanescente lui, quanto bassa e spinosamente logorroica lei.
La vecchiaia è una pittrice fallita e crudele, si vendica creando delle grottesche caricature di ciò che siamo stati. Con loro s’è divertita assai: a lei ha tagliato altri centimetri e aumentato il volume e tolto definitivamente il tasto “pausa”; a lui ha tolto la ragione, rilegandolo ancora di più in quel silenzio trasognato in cui si è sempre cullato, con la preziosa aggiunta di parlare solo per dire la sua verità senza render conto a nessuno.
E allora succede che mio nonno dice che quella non è casa sua e va verso la porta.
Il tempo gli si inceppa a quei giorni in cui mia nonna vera era immobile in un letto con una malattia incurabile in quegli anni, e lui deve andare… mi sta aspettando, dice, l’ho lasciata in quel letto….la mia bambina…in quel letto….e a questo punto gli occhi quasi ciechi si annebbiano sempre di lacrime, ogni volta. Da anni ormai.
Ma in questo strazio di ricordi si insinua il solito ritornello acuto e tagliente della moglie.
Reclama i suoi diritti, ridefinisce il delirio, lo scuote come se dalle spalle potesse uscire un po’ di senno.
“Sono io tua moglie!!!...Guardami! Svegliati!! Questa è casa tua!!!” poi si volta verso di me, “Ma lo vedi? ma lo senti? Quando fa così mi fa una rabbia…”
Rabbia? Penso…Rabbia? Dico....naturalmente non ascolta e torna all’attacco: "Allora via sentiamo, se tua moglie è quella nel letto…io...io chi sono???”
Mio nonno la guarda pensieroso da sotto la fronte grinzosa
”….chi sei?....giù...e tu sei… M.! quella che viene a farmi le pulizie”
Ahhhh!!! Apriti cielo! La pressione di lei sale alle stelle, il viso diventa paonazzo, le braccia vanno su e giù con gesti teatrali…si sente male sul serio…troppo….ambulanza…controlli vari…pastiglie d’emergenza….poi tutto passa.
La pressione indemoniata passa, la gelosia no, non svanisce col pretesto di un delirio.
Resta una pena infinita per un lutto condannato all’eternità, e una compassione mai provata per quella piccola donna schiacciata dagli anni, che ha ancora la forza di combattere per il suo trono usurpato dai fantasmi.
D’altra parte il finimondo è un fatto domestico.

postato da: chebruttagente alle ore 09:53 | link | commenti (32)
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mercoledì, 16 aprile 2008

Il problema

-         Ma perché ti agiti tanto?
-         grrr…..come perché?
-         Ma se l’altro giorno dicevi che non c’è da aspettarsi nulla qualunque sia l’esito
-         grrrr….si, ma….
-         ….e che le grandi conquiste son sempre nate dal basso, dai movimenti, dalla gente
-         grrrrr….ehm…si, l’ho detto, hai ragione, ma se qui non si muove nulla…..
-       E saranno sempre i soliti contentini da distribuire in tasche diverse, e forse neanche tanto, in qualsiasi caso, nessun partito cambierà lo stato di cose
-         grrrr…si, hai ragione….
-         E la lega poi che farà mai? Anche quella è solo un illusione ben confezionata!
-         grrrrr…si, hai ragione, ma….
-         E poi l”’Italia moderna che si poteva fare” ti disgustava, no?
-         grrr…..hai perfettamente ragione, il problema è che….
 
………………..il problema è che io non sono fatta di solo ragione!!!!
 
Il problema è che quando mi portavano agli scioperi da piccola, per me quella era solo una festa
Il problema è che quando andavo a trovare mio padre in cooperativa mi sembravano davvero tutti felici
Il problema è che mio nonno aveva gli occhi azzurri e mi sorrideva dicendo “vedrai, che quando sarai grande te, le cose saranno cambiate”
Il problema è che mio nonno era un ottimista
Il problema è che io, se vedo sfilare un corteo, mi commuovo anche adesso
Il problema è che non riesco a dirmi che la favola è finita
Il problema è che io, rivoglio indietro i miei sogni
Il problema è che a me, a scrivere queste cose, mi vien da piangere come una deficiente
E il problema più grosso è che non esiste cura

postato da: chebruttagente alle ore 18:35 | link | commenti (23)
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lunedì, 14 aprile 2008

rodchenko-27

A TUTTI GLI ASTENSIONISTI CHE IERI SERA HANNO CERCATO DI CONSOLARMI CON MIRABOLANTI PROSPETTIVE, UNA DOMANDA: ECCO, MA CON LA LEGA AL COMANDO E L'ARCOBALENO DECAPITATO, NEANCHE L'ACCENNO DI UN SENSO DI COLPA? NO, EH? CONTINUIAMO COSI'...


postato da: chebruttagente alle ore 21:38 | link | commenti (17)
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venerdì, 11 aprile 2008

A me te un tu mi garbi né di viso né di corpo
Così rispose una mia amica alla dichiarazione d’amore dell’uomo che poi sarebbe diventato suo marito.
La moglie del mio elettricista invece è troppo buona e non ce la fa a dire di no.
Mi ha confessato che se non ha mai tradito suo marito è solo perché nessuno le ha mai chiesto di farlo.  
Io, non riuscirò mai a dire “a-me-te-un-tu-mi-garbi-ne-di-viso-ne-di-corpo”
Io, non riuscirò mai a dire di si, solo perché non riesco a dire “a-me-te-un-tu-mi-garbi-ne-di-viso-ne-di-corpo”
Io, per natura, mi incasino. 
E tutto si complica nel non detto. E io soffro di gastrite. 
Una volta, un gentil’uomo, mi ha accusata di aver “accettato” il corteggiamento.
Perché essere gentili, ascoltare e interessarsi, agli occhi di un uomo significa solo “starci”.
Bene, ne prendo atto.  
Ora, le alternative sono due: evitare tutte le situazioni a rischio, e quindi oggettivamente, tutte! o prevenire ogni possibile imbarazzo anticipando le rispettive intenzioni. 
Opterei per la seconda.  
Ma è veramente possibile salvaguardare dal rifiuto? No.
Anche perché a dire :- ok, vada per la cena e il jazz, ma organizzati per “il resto”
c’è il rischio di sentirsi rispondere :- e chi ha mai pensato a “il resto”? Guarda che te-a-me un-tu-mi-garbi-ne-di-viso-ne-di-corpo..... e io non vorrei mai sentire queste parole!
 
Oggi mi è stata suggerita la soluzione: accettare l’invito e cospargersi di Valium. 
Per me funziona.

postato da: chebruttagente alle ore 16:03 | link | commenti (27)
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lunedì, 07 aprile 2008

virilità compromesse

tress-2
                                
Carla Bruni in un’intervista alle Iene ha dichiarato di aver avuto rapporti sessuali con una donna, nessun uomo la fa cadere dal podio.
Domanda: se George Clooney dichiarasse di aver avuto rapporti sessuali con uomo, avrebbe lo stesso trattamento?
Io credo di no. Agli uomini non è concesso un biglietto di andata e ritorno in questo viaggio, varcato il confine non si torna indietro con tanta leggerezza.
Come se la virilità, una volta compromessa, si disintegrasse del tutto.
 
Così è sempre stato, così sempre sarà, quindi…riparliamone….sul tavolo scorrono alcune osservazioni:
- La donna androgina affascina molti uomini, l’uomo affemminato raramente affascinerà una donna
- L’omosessualità femminile è contemplata dall’erotismo maschile, quella maschile non è assolutamente contemplata da quello femminile.
- Se una moglie scopre il marito con un altro uomo vive questo tradimento come il peggiore possibile, se un marito scopre la moglie con un’altra donna si sente meno tradito del solito.
 
“E allora diciamolo pure” fa l’amico mio, “la colpa è anche vostra, in questo caso, e solo in questo caso, siete un tantino più limitate….”
 
Oddio, in questo caso, a pensarci bene….

postato da: chebruttagente alle ore 15:00 | link | commenti (21)
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lunedì, 31 marzo 2008

all'inzio fu Pozzetto

borse121bSono il mio punto debolissimo: le borse sotto gli occhi di un uomo.
Tutto iniziò in una notte di solitudine adolescenziale da consolare con le proprie carezze.
Solo immagini e desideri ad accompagnare i movimenti, situazioni da creare e quindi perfette, poi, finalmente, il sonno….
Ecco, a volte si inceppa qualcosa a lavorar troppo di fantasia, e chissà per quale ingranaggio sbagliato, mi ritrovai nel letto Renato Pozzetto.
Era il mio primo vero sogno erotico andato a buon fine, di quelli talmente veri che il risveglio diventa un brutto sogno.
Ed era stato Pozzetto, quel diavolo di un uomo! Eccerto, che il diavolo si nasconde sotto strane sembianze!
Il mio senso estetico protestava, e ogni notte mi presentava sfilate di Adoni pronti a soddisfare ogni fantasia...niente.
La volta dopo fu Carlo delle Piane a placare la smania, e anche quella notte….Dio che notte!
Ma che c'avevano mai in comune ‘sti due marcantoni??? Doveva pur esserci un filo conduttore, cercavo qualche indizio per raccapezzarmi sul che cavolo di prototipo maschile avevo in mente, e son ricerche che ti tolgono il sonno!
Finché una notte, la rivelazione….Giancarlo Giannini, e la verità mi si spiegò alla massima potenza: borse=sensualità.
Ed era tutto lì. Quelle due sacche sulle quali si appoggiano gli occhi, come languide promesse.
Io tirai un sospiro di sollievo,  il mio senso estetico anche.
 

postato da: chebruttagente alle ore 23:52 | link | commenti (29)
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venerdì, 28 marzo 2008

riondino2
    
    
    
    
    
    
  
La linea d’ombra
 
Questo strano dolore che non si lascia dire
che vuole restare che vuole sparire
che ogni volta scompare nel sonno di un abbraccio
e ogni volta riappare nel fruscio di uno sguardo
Quando improvvisamente tu batti le tue ciglia
e diventi qualcosa che non ti rassomiglia
e che torna lontano come uno graffio o una smorfia
come una mano straniera che ti chiude la porta
E ti cerco….
 
…E cercarti e trovarti e non trovare niente
ma solo qualche cosa che mi chiama da sempre
dal fondo di un abisso dove precipitiamo
e chiama all’improvviso e appare da lontano
E noi precipitiamo e tutto resta atteso
e restiamo aggrappati a un respiro sospeso
e in cima a quel respiro precipitiamo ancora
verso una notte larga dentro i tuoi occhi chiari
dove il tempo si rompe e si cade soltanto
e non si sa più dove e non si sa più quando
e ti guardo guardare in una melodia
che da un momento all’altro se ne può tornar via
 
…E lasciarmi da solo a morire davvero
nella sala d’aspetto prima di un cimitero
dove si aspetta il turno preparando i vestiti
mettendoli in valigia tenendosi puliti
Dentro questo noioso paese dei balocchi
che si rompe ogni volta che ti cado negli occhi
e non andare via e dammi la tua bocca
e dammi i tuoi capelli e dammi le tue mani…
 
…E tutto questo corpo che tiene il tuo respiro
e che sei solo tu e che sei te davvero
e buttamelo addosso e poi fallo danzare
e fatti maledire e fatti carezzare
con queste mie carezze che ti fanno apparire
con queste mie carezze che sono il modo mio
mentre ti lasci fare sai che ti faccio io
non sono nessun altro e non ti ha fatto Dio
E tu sei solo tu diversissima e strana
inventata di nuovo per portarmi lontano
e si diventa tigre e si diventa pantera
in un silenzio forte carico del tuo odore
E comincia la danza noi da sempre danziamo
il tempo non esiste noi da sempre ci siamo
e non c’è più la storia e non ci sono vestiti
ma cadiamo all’indietro in un volo infinito,
indietro verso l’alba che spalanca le porte
perché prima del giorno prima c’era la notte
un’ infinita notte ed un prima infinito
che non è più la morte e non è solo vita
ma è il tuo corpo che ride e che poi si abbandona
si fa tenere in braccio e che si muove piano
e che si fa cercare teneramente osceno
e che ancora sorride e ancora si abbandona….
 
…Siamo la linea d’ombra tra la tenebra e la luce
un lungo filo teso tra la veglia ed il sonno
dove da sempre il mare respira e si richiude
dove la porta è schiusa…
La linea d’ombra
….Siamo gli equilibristi di un lungo filo d’oro
Teso tra un gesto e un altro tra un respiro e un respiro
Siamo dove ogni cosa diventa un’altra cosa
Siamo nella penombra siamo la linea d’ombra
 
…E dove queste mani diventano parole
e dove le parole mi diventano voce
e dove questa voce mi diventa canzone
che mi ritrovo addosso e non mi sembra mia
Perché c’era da prima che l’avessi inventata
ed è venuta sola a farmi compagnia
e per addormentarmi e per addormentare
come ci si addormenta nel rumore del mare
in questo corpo chiaro dove so scivolare
fino a che svaniranno i segni sulla pelle
e tornerà di nuovo magari all’improvviso
e dovremo di nuovo cantare una canzone….
 
A quella starna cosa che non si lascia dire
A quella strana cosa che ci fa quel che siamo…
Questo strano dolore
Questo dolore strano

postato da: chebruttagente alle ore 14:59 | link | commenti (10)
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domenica, 23 marzo 2008

Ho eseguito un gesto irreparabile,
ho stabilito un legame.

In questo mondo quotidiano,
che somiglia tanto
al libro delle "Mille e una notte",
non c'è un solo gesto che non corra il rischio
di essere un'operazione di magia,
non c'è un solo fatto che non possa essere il primo
di una serie infinita.....

(da "Il terzo uomo" di Jorge Luis Borges)


postato da: chebruttagente alle ore 00:55 | link | commenti (8)
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martedì, 18 marzo 2008

se tornassi indietro....

Se qualcuno da lassù può sentirmi lo ribadisco: io cambierei tutto.
E non capirò mai che tipo di vanto si nasconda nell’affermare il contrario.
Dal momento che si ipotizza un’altra possibilità perché perpetuare gli errori?
Ci hanno insegnato qualcosa? Beh, per sapere che il fuoco provoca le ustioni non importa mica metterci una mano, lo si apprende! L’esperienza diretta modifica, la teoria no? Pazienza! Cambiare non è sinonimo di “migliorare” anzi!
No, no, no, niente consolazioni grazie!
Io dalle brutte esperienze ho avuto solo dolore, e se tornassi indietro….

postato da: chebruttagente alle ore 10:19 | link | commenti (14)
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mercoledì, 12 marzo 2008

tra Valentina e le "tranquille"

Premetto che son terrorizzata dai parrucchieri.
Ora, finalmente, ne ho scovata una che ha poco da spartire con altri colleghi.
Un negozietto mal tenuto con un divano ad angolo infilzato di caschi e logorato dall’abuso; niente cerimonie e poche domande, quelle essenziali: taglio? piega? spuntatina?
Si limita a fare lo shampoo in accurato silenzio, perché farsi fare lo shampoo è una delle cose più rilassanti al mondo e non si può chiacchierarci sopra!
E così ha conquistato la mia fiducia, fino al punto che stavo per mettere mano ad un vecchio sogno: il caschetto! Il caschetto di Valentina per intendersi, mica uno qualunque! Però, però….
Cresima, 11 anni, voglio il caschetto come Valentina! Come chi? Fa il babbo. Il caschetto? Fa la mamma. Il cascheeettooo? Fa la zia. Perché vuoi tagliarti i capelli? E poi , proprio il caschetto? Come le “tranquille” di Fucecchio!.... Scusa zia, come chiiii? Le “tranquille” di Fucecchio, quelle dell’ospedale… e mi raccontò che negli anni sessanta un reparto dell’ospedale di Fucecchio fu adibito a ricovero delle “dementi” più tranquille che intasavano San Salvi, donne innocue ed indifese, alle quali venivano  tagliati i capelli così, zac, una forbiciata e via, pari, proprio come Valentina! Le “tranquille” ebbero la meglio sull’eroina di Crepax.
Dopotutto i miei capelli non erano poi così male….
Ma stamani ero sicura, sicura e determinata!
Entro a testa alta petto in fuori convinta del mio credo, e togliendomi il capotto vado dritta in zona lavaggio: “Buongiorno, oggi ……”
 “Buongiorno…. Scusa se sono in ritado, ma c’è da aspettare una decina di minuti…..”
“ Ah… beh, si, certo, aspetto” mi siedo…lei intanto sforbicia un’altra cliente, in silenzio,
ma decisa….sul divano mi vedo sfilare una dietro l’altra le “tranquille” redivive da chissà quale devastazione….il petto si accartoccia lentamente…
“Vieni, accomodati, piega, taglio o spuntatina?”
“Ehm, la solita spuntatina, si…”
 

postato da: chebruttagente alle ore 15:44 | link | commenti (14)
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sabato, 08 marzo 2008

pranzi a tema

 
M’è tornato alla memoria un dialogo di chissache….
 
L’intellettuale di sinistra all’operaio:- 
Volevo sapere cosa ne pensate voi, voi che siete la base della nostra politica e blablabla
L’operaio:- Io so solo che ci sono due categorie:
la borghesia e il proletariato
L’intellettuale:- Ma non ci limitiamo alle categorie, la politica è ben più complessa di questo, le scelte vanno fatte insieme e volevo sapere, a proposito dell’accordo….e blablabla
L’operaio:- Io so solo che ci sono due categorie: la borghesia e il proletariato
L’intellettuale:- Ma i tempi cambiano, andiamo oltre e cerchiamo di ragionare insieme, il lavoro nero ad esempio…e blablabla
L’operaio:- Io so solo che ci sono due categorie: la borghesia e il proletariato
L’intellettuale:- Ma insomma, così non ne veniamo a capo, facciamo un piccolo sforzo e parliamo! stipendi ed incentivi alle industrie, come si….e riblablabla
L’operaio scocciato:- Io so solo che ci sono due categorie: la borghesia e il proletariato!
L’intellettuale scocciato:- Eh ma allora! Siete sempre i soliti proletari di merda!
L’operaio:- Infatti! Ci sono due categorie: la borghesia e il proletariato!
 
Ecco, mio padre che è nel sindacato sarebbe l’”intellettuale”, mia madre che di politica non si è mai interessata e guarda solo i risultati, lei sarebbe l’”operaio”. E da quarant’anni il discorso non si sposta da lì. Ed anche stavolta appoggio mia madre, ma poi torno a casa e penso che, nonostante il boccone sia sempre più amaro, e il palleggio degli operai Thyssen si poteva evitare PerDio!, anche questa volta andrò a votare, perché per la rivoluzione mi sa che non sono ancora pronta.

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lunedì, 03 marzo 2008

se, se, se...

Simone e Jean Paul
 
Mi chiedo da sempre se il due è il numero giusto per l’amore.
Il tre di sicuro no.
Un due + una serie infinite di incognite? Forse. Magari.
Tra le mie letture preferite da adolescente Simone de Beauvoir aveva il posto d’onore.
Primo perché attraverso lei capivo qualcosa di Sartre che proprio non riuscivo a leggere.
Secondo, mi aiutava a definirmi, impresa impossibile a sedici anni.
“…mi ero voluta senza limiti, ed ero informe come l’infinito…”
(così parlava nelle Memorie di una ragazza perbene)
Terzo, erano la coppia perfetta.
Un amore lungo come la vita e aperto al mondo senza prigioni.
Senza sotterfugi meschini, senza maschere all’ora di cena.
Li vedevo forti e umili come gli amanti di Gibran; indissolubili e realisti;
li immaginavo come due alberi con i rami intrecciati che seguivano il ritmo delle stagioni, seguivano la natura, semplicemente.
Magari non tanto semplicemente.
Perché c’erano anche altri amori da vivere, eccerto! è la vita! è la natura!
Che intelligenza, che straordinaria complicità per oltrepassare l’orgoglio e andare avanti.
Ci riuscirò, mi dicevo, ci dovrò riuscire perché non c’è alternativa.
Quando sarà il mio momento, quando incontrerò l’uomo degno di vedermi veramente nuda….
….io sarò pronta!
Mai mi nasconderò dietro alle menzogne, l’amore merita purezza!
Mai lascerò il timone alle abitudini, l’amore è movimento!
Mi applicherò con tutte la forze, farò dell’amore un opera compiuta, venite! Ammirate!
Poi quel momento venne, ed io prontissima ero, così: eroicamente pura....
“Noi ci guarderemo sempre negli occhi, noi ci diremo sempre tutto, noi siamo diversi, noi”
Ci siamo spogliati e sbranati, rivestiti e ripresi per mano, e il nostro letto non invecchiava mai.
Ma la nudità è ingorda, la verità feroce.
C’è sempre qualcosa che sfugge dell’altro, e allora domande su domande e chiarimenti su chiarimenti, e le risposte a volte non c’erano, e giù liti a non finire.
Finché….il mio sguardo un giorno si volse altrove.
Impossibile nasconderlo, la nudità è ingorda, la verità feroce.
Ero ancora innamorata di lui, su questo non avevo dubbi, era solo una curiosità, niente di più, è un peccato essere curiosi? E poi, io, sono così…eroicamente pura!!!
Ci lasciammo. Io mi tolsi ogni curiosità e tornai dal mio amore, sempre più pura, sempre più nuda.
Ma qualcosa era cambiato, e mentre lui si vantava del perdono, io non sapevo più di cosa vantarmi.
Brindammo al decimo anniversario e facemmo l’amore ancora e ancora fu amore, ma le sue
mani mi stringevano con troppa forza, con più rabbia che amore.
Le ferite si curano con il tempo della vendetta, io dovevo espiare, e iniziò la fine, quella vera.
 
Ma voglio continuare a illudermi….se eravamo a Parigi…se eravamo in quegli anni….se eravamo diversi….

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mercoledì, 27 febbraio 2008

Dedica

Inutile insistere. Oggi non compiccio niente! Scarabocchio, pesticcio, ci riprovo? ora mi concentro…seee….guardo fuori, peggio! Un bagno, si, ecco, provo a fare un bel bagno, in vasca, eccerto, una sigaretta in vasca e una musica di sottofondo…Lolli? Mi si addice Lolli in questa giornata, quel Lolli lì però, quello che canta gli zingari…si, ne avrà fatti altri di dischi meritevoli, ma quello per me è l’unico…inizia il sax…sarasarasarasasa….sarebbe il suono del sax che anche senza ascoltar le parole scivola via che è una meraviglia......e funziona eh! Dio se funziona, esco dalla vasca rinata con tutti gli organi in movimento! E allora la voglio dedicare a “iovolevo” perchè ricambiare una gentilezza mi fa star bene, e a tutti quelli che si rotolano per terra....
Ho Visto Anche Degli Zingari Felici (Introduzione)

E' vero che dalle finestre
non riusciamo a vedere la luce
perché la notte vince sempre sul giorno
e la notte sangue non ne produce,
è vero che la nostra aria
diventa sempre più ragazzina
e si fa correre dietro
lungo le strade senza uscita,
è vero che non riusciamo a parlare
e che parliamo sempre troppo.

E' vero che sputiamo per terra
quando vediamo passare un gobbo,
un tredici o un ubriaco
o quando non vogliamo incrinare
il meraviglioso equilibrio
di un'obesità senza fine,
di una felicità senza peso.
E' vero che non vogliamo pagare
la colpa di non avere colpe
e che preferiamo morire
piuttosto che abbassare la faccia, è vero
cerchiamo l'amore sempre
nelle braccia sbagliate.

E' vero che non vogliamo cambiare
il nostro inverno in estate,
è vero che i poeti ci fanno paura
perché i poeti accarezzano troppo le gobbe,
amano l'odore delle armi
e odiano la fine della giornata.
Perché i poeti aprono sempre la loro finestra
anche se noi diciamo che è
una finestra sbagliata.

E' vero che non ci capiamo,
che non parliamo mai
in due la stessa lingua,
e abbiamo paura del buio e anche della luce, è vero
che abbiamo tanto da fare
e non facciamo mai niente.
E' vero che spesso la strada ci sembra un inferno
e una voce in cui non riusciamo a stare insieme,
dove non riconosciamo mai i nostri fratelli,
è vero che beviamo il sangue dei nostri padri,
che odiamo tutte le nostre donne
e tutti i nostri amici.

Ma ho visto anche degli zingari felici
corrersi dietro, far l'amore
e rotolarsi per terra,
ho visto anche degli zingari felici
in Piazza Maggiore
ubriacarsi di luna, di vendetta e di guerra.

Ma ho visto anche degli zingari felici
corrersi dietro, far l'amore
e rotolarsi per terra,
ho visto anche degli zingari felici
in Piazza Maggiore
ubriacarsi di luna, di vendetta e di guerra.

postato da: chebruttagente alle ore 15:35 | link | commenti (7)
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venerdì, 22 febbraio 2008

ghirri-12 
 
 
L’INGENERE E LA DOTTORESSA
 
Genova è una bella città. Quasi come Livorno. Quasi.
E’ una città di porto e il porto in una città annerisce le case e fa risplendere gli abitanti.
Due amanti a Genova non si sentono clandestini come a Siena o a Milano.
Genova è complice dell’anonimato, ma è una città che ama, e chi ama ha bisogno di un nome.
La camera ha la vista sul mare, e questo per me è sufficiente. Perfetta.
Tutto è come dovrebbe essere….se non fosse per quest’imbarazzo che mi inchioda gli occhi a terra.
La signora mi guarda, lo so, lo sento… non reggo il suo sguardo, è una donna, lo capisce….è una donna come quella che sto tradendo…mi convinco….ma è lui che tradisce!... Si, bella scusa, non funziona…. mi dirigo alla finestra….si, il solito matrimonio finito, i figli e bla bla bla….ma intanto noi siamo qui a decidere l’alcova e da qualche parte c’è un letto mezzo vuoto….
Ma chi l’ha detto che l’amore rende ciechi? Io vedo tutto e vedo meglio!
Il disagio è contagioso, la mia voce è rimasta imprigionata ai vetri, e anche quella di lui sta per frantumarsi…
-Venite che vi registro…ehm…basta lei “ingegnere”….la “dottoressa” è rimasta incantata, che bel mare, eh “dottoressa”? Lei è toscana, vero? Eh, si sente si, a voi vi si riconosce subito… con quell’accento! Venga “ingegnere”, venga con me, sbrighiamo sta faccenda dei documenti e vi lascio liberi alla nostra città!
La signora e l’”ingegnere” si avviano verso le scale
-Che occhi belli la sua “dottoressa”, eh “ingegnere”? L’amore li fa luccicare! Venga “ingegnere” e non si preoccupi, questo è un posto discreto…..
 
Sola nella stanza inizio a respirare, la finestra si allarga, il mare fa il suo mestiere e allontana tutto…
Resta solo un fatto: io non sono una “dottoressa”.

postato da: chebruttagente alle ore 09:30 | link | commenti (12)
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venerdì, 15 febbraio 2008

mia madre un giorno si arrese

Mia madre ha chiuso le porte in faccia al mondo.
Lo fece tanti anni fa senza dare spiegazioni.
Solo un urlo, ed uno solo.
Muto e lunghissimo.
In quel grido soffocato c’era tutta una vita negata.
Aspirazioni seppellite dal bisogno,
amori vietati che bruciavano ancora,
c’era la sua fragilità troppo scoperta e la fatica di dir sempre di si.
Sbattè la porta con quel nulla che aveva,
a testa bassa, così, senza chieder niente al cielo.
Un carnevale di fantasmi le accecarono gli occhi e si arrese anche a loro.
Fu una danza terribile e selvaggia, irresistibile,
talmente invitante che solo i farmaci riuscirono a fermarla.
La sua voce si ricompose in una melodia sussurrata
e il suo sguardo tornò leggero come una farfalla.
Ma la vita era rimasta fuori,
imbrigliata dal rumore,
guardinga e pericolosa
come una tortura promessa.
Quel carnevale è stato il mio dolore.

postato da: chebruttagente alle ore 18:30 | link | commenti (11)
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la follia della normalità

madonna-munch 
Ho letto Arno Gruen anni fa e mi ha convinto.
In sintesi, ma proprio in sintesi, la follia è una risposta “negativa” al mondo.
Ma quali primi mesi, ma quali primi passi!
E’ da lì in poi che è un gran casino! Il male, il brutto, il tutto….arriva dopo.
Per carità, non voglio negare le grandi scoperte, ma sovraccaricare di responsabilità una madre addirittura in attesa….già c’è il pensiero del travaglio da affrontare, un peso al ventre da sostenere,
corsi e ricorsi per un parto perfetto, manuali da leggere, mettiamoci pure una litania new-age da ascoltare per 24 ore, perché il pupo sente tutto, e poi???
Altro che in calo, se continuiamo così le nascite diventano una chimera!
E chi se la sentirà più, e parlo da madre mancata (e non grazie a me) chi se la sentirà di aver sempre tutto ‘sto fiato sul collo, chi si sentirà così “perfetta”?
Un bella trasmissione sulla 7 di qualche mese fa affrontò il dramma delle madri assassine.
E lo fece con un taglio diverso, umano. Ne venne fuori un accusa spietata alla costrizione dell’essere “buone madri” sempre e comunque. Un figlio ti toglie il sonno, ti toglie la vita, ti annienta ed è capace solo di chiedere. Bastano i suoi occhi a seppellire qualsiasi sentim